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SUAP Madonie, il paradosso della legalità: perché i Comuni non gestiscono direttamente il servizio?

Tra esposti alla Procura, dubbi sulla legittimità della gestione e costi a carico della collettività, emerge una domanda sempre più pressante: è ancora conveniente mantenere il modello attuale o è arrivato il momento di riportare il servizio all’interno dei Comuni?

La vicenda del SUAP Madonie non riguarda soltanto le verifiche richieste alla Procura della Repubblica di Termini Imerese, da qualche settimana guidata dal dottor Angelo Cavallo,  attraverso gli esposti recentemente presentati. Riguarda soprattutto il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
Perché, al di là degli accertamenti giudiziari che seguiranno il loro corso, esiste una questione che appare sempre più difficile da ignorare: chi pretende il rispetto rigoroso delle regole deve essere il primo a dimostrare di operare nel pieno rispetto della legge.
È questo il punto centrale di una vicenda che sta alimentando un acceso dibattito nel territorio madonita.

Il paradosso dell’artigiano

Immaginiamo un artigiano madonita che deve rinnovare un’autorizzazione allo scarico. Per ottenere il provvedimento è costretto a rivolgersi al SUAP associato Madonie, incaricare un tecnico, predisporre documentazione, sostenere costi e rispettare procedure spesso complesse.
Se sbaglia una pratica, viene sanzionato. Se omette un documento, il procedimento si blocca. Se non ottempera alle prescrizioni normative, rischia conseguenze amministrative rilevanti.
Ma cosa accadrebbe se il soggetto che riceve quella stessa documentazione, istruisce il procedimento e gestisce il servizio non possedesse i requisiti previsti dalla normativa per esercitare tali funzioni?
È la domanda che emerge dagli esposti depositati presso la Procura e che oggi attende una risposta dagli organi competenti.
Delle due l’una.
O la legalità vale per tutti, oppure bisogna spiegare ai cittadini perché il rispetto rigoroso delle norme sia imposto esclusivamente ai privati mentre il soggetto che esercita una funzione pubblica possa operare in condizioni oggetto di contestazione.

Un servizio che potrebbe essere gestito dai Comuni

La questione però non è soltanto giuridica. È anche economica e amministrativa. Diversi Comuni delle Madonie dispongono già nei propri organici di figure professionali abilitate, tra cui ingegneri, architetti e responsabili tecnici che potrebbero gestire direttamente le attività dello Sportello Unico.
I Comuni più piccoli, invece, potrebbero associarsi con quelli maggiormente strutturati, creando poli territoriali composti da due o tre enti locali.
Una soluzione semplice, vicina ai cittadini e soprattutto interamente pubblica.
Non si comprende allora perché continuare a sostenere un “sistema” centralizzato esterno, in capo all’onnipresente So.Svi.Ma. Spa,  quando esistono professionalità già presenti all’interno delle amministrazioni comunali.

Il peso economico sulla collettività

Ogni anno i Comuni sostengono costi per il mantenimento del servizio. Gli utenti sostengono spese per la presentazione delle pratiche. I professionisti devono confrontarsi con procedure che spesso richiedono tempi e passaggi ulteriori. Tutto questo grava, direttamente o indirettamente, sull’intera comunità.
È quindi legittimo chiedersi: Quanto costa realmente il SUAP Madonie? Quanto costerebbe una gestione diretta comunale o intercomunale (due al massimo tre comuni)? Quali risparmi si potrebbero ottenere? Quali vantaggi deriverebbero da un servizio gestito direttamente dagli enti pubblici?
Sono interrogativi che meritano risposte pubbliche e trasparenti.

Una scelta politica prima ancora che giudiziaria

La magistratura accerterà eventuali responsabilità e valuterà il contenuto degli esposti.  Ma la politica non può limitarsi ad attendere. I sindaci, i consigli comunali e gli amministratori del territorio dovrebbero aprire una riflessione seria sul futuro del servizio. Perché la questione non riguarda soltanto il rispetto delle norme, riguarda il modello di amministrazione che si vuole offrire ai cittadini.
Un servizio più vicino al territorio, più controllabile, più trasparente e potenzialmente meno costoso.
Se esistono Comuni dotati di professionalità adeguate e se quelli più piccoli possono associarsi tra loro o con enti vicini per garantire il medesimo servizio, allora mantenere l’attuale assetto richiede motivazioni solide e verificabili.
Diversamente, il rischio è quello di continuare a far gravare sull’intera collettività i costi di una struttura esterna mentre le competenze necessarie esistono già all’interno della pubblica amministrazione.
La vera domanda, dunque, non è soltanto se tutto sia stato fatto correttamente. La vera domanda è se il sistema attuale rappresenti ancora la soluzione migliore per le Madonie.