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Ospedale di Petralia, il futuro non può aspettare: caro sindaco Polito, serve una scelta coraggiosa

Lettera aperta al sindaco di Petralia Sottana, Comune capofila del Distretto sociosanitario 35

Caro Pietro,

il futuro dell’ospedale “Madonna SS. dell’Alto” non riguarda soltanto Petralia Sottana. Riguarda tutte le Madonie, il diritto alla salute e la sopravvivenza economica di un paesaggio che continua a perdere abitanti, servizi e opportunità.

Per questo ti chiedo di sostenere apertamente e con determinazione la proposta avanzata il 10 novembre 2023 dall’Associazione Zone Franche Montane Sicilia, allora da me presieduta, e oggi rilanciata a gran voce dall’APS Tutela Madonie.

La proposta è chiara, ovverosia, fare della struttura petralese un centro pubblico di riabilitazione di riferimento regionale, capace di accogliere pazienti che necessitano di percorsi neurologici, cardiologici, pneumologici e post-traumatici e di rispondere anche ai bisogni delle persone anziane, fragili e affette da più patologie. Una prospettiva da tradurre in programmazione sanitaria, investimenti, tecnologie e personale, attraverso scelte politiche coraggiose.

Tutto questo fermo restando il mantenimento e, dove necessario, il potenziamento delle specialità esistenti, del pronto soccorso e delle risposte indispensabili ai residenti. Il rilancio deve aggiungere capacità di cura. Le attività attuali arrancano anche perché Petralia fatica ad attrarre e trattenere professionalità sanitarie. Diciamocelo chiaramente, il problema non si risolve difendendo sulla carta reparti ai quali mancano le persone per funzionare.

Occorre rendere credibile il futuro professionale di chi dovrebbe scegliere di lavorare quassù, senza limitarsi ad accompagnare serenamente alla pensione il personale sanitario in servizio, lasciando che, con ogni pensionamento, si spenga un altro pezzo dell’ospedale.

Un centro riconosciuto, dotato di strumenti moderni, collegamenti scientifici e prospettive di crescita può rendere quella scelta più attrattiva. Ai Comuni spetta facilitare l’accesso ad alloggi in locazione, assicurare servizi e creare condizioni di accoglienza per i professionisti e le loro famiglie. La disponibilità dei sanitari si conquista anche costruendo un contesto nel quale vivere e lavorare bene.

Parliamo di oltre 23 mila metri quadrati di struttura, un patrimonio pubblico che non possiamo lasciare progressivamente inutilizzato, aspettando che qualcuno ne faccia soltanto il conto delle spese. Con costi di gestione indicati in oltre sette milioni di euro l’anno, il rischio che prevalga una lettura esclusivamente contabile esiste. Davanti a spazi sottoutilizzati e attività impoverite, i ragionieri della Regione avrebbero argomenti per mettere in discussione la sostenibilità dell’assetto attuale.

La salute non si misura soltanto con un bilancio. Ma proprio per difenderla dobbiamo proporre una funzione sanitaria forte, necessaria e riconoscibile. Una scelta coraggiosa della politica locale può allontanare lo spettro di ulteriori ridimensionamenti. L’attesa, invece, lo avvicina.

L’ospedale è, per dimensione e ricadute, l’unica vera “industria” delle Madonie, cioè, un’industria della salute. Un centro di rilevanza regionale potrebbe generare occupazione qualificata e lavoro per fornitori, attività commerciali, ristorazione, trasporti e accoglienza dei familiari. Potrebbe restituire utilità a immobili vuoti e sostenere servizi sempre più difficili da mantenere.

È qui il legame con l’economia del paesaggio madonita, già flebile anche per responsabilità politiche e gestionali che non possiamo continuare a considerare anonime. Basta guardare alle scelte compiute e ai risultati ottenuti. La bellezza dei luoghi ha bisogno di comunità vive, redditi e servizi; accogliere pazienti dall’intera Sicilia contribuirebbe a tenere insieme cura delle persone e permanenza delle comunità, con ricadute ben oltre Petralia Sottana.

Sono convinto che, anche qualora le cose restassero così, i madoniti non verrebbero lasciati soli quando avranno bisogno di cure nella fase acuta. Garantire l’assistenza necessaria resta un dovere irrinunciabile del servizio pubblico, attraverso un’organizzazione nella quale anche il Distretto Sanitario è chiamato a predisporre risposte adeguate. Questo, però, non risolve il problema del futuro dell’intera struttura ospedaliera, pertanto, quale futuro vogliamo darle per i prossimi anni?

È irresponsabile sottrarsi a questa domanda o accontentarsi di qualche concessione senza un disegno complessivo. In questi anni abbiamo assistito a un progressivo depotenziamento, rispetto al quale è legittimo chiedere conto anche delle responsabilità locali: chi ha contrastato le scelte, chi le ha assecondate e chi è rimasto in silenzio? Questa è la situazione ereditata dalla nuova governance dell’ASP di Palermo, alla quale occorre offrire un interlocutore territoriale autorevole, capace di sostenere una proposta credibile e pretenderne una valutazione concreta.

Caro Pietro, servono risposte e autorevolezza. Porta la proposta al confronto dei sindaci del Distretto 35 e promuovi un tavolo con ASP e Regione, con obiettivi, responsabilità e tempi definiti. Occorre cambiare strategia, metti da parte la “lista della spesa”, sostieni una prospettiva per l’intera struttura e fanne una battaglia dalla parte della nostra gente.

Se non hai il pieno sostegno dei tuoi colleghi, è arrivato il momento di dire pubblicamente chi non condivide questa prospettiva e quale alternativa propone.

Eventuali interessi nella sanità privata, pur legittimi, devono essere dichiarati e tenuti distinti dalle decisioni sul futuro della struttura pubblica. Nessuna scelta può essere condizionata da convenienze personali, rivalità o ripicche. Le Madonie non possono pagare il prezzo di chi ostacola una proposta soltanto perché considera un avversario chi l’ha avanzata.

È tempo di assumersi responsabilità troppo a lungo lasciate in balia degli eventi. L’APS Tutela Madonie chiede una scelta pubblica, motivata e verificabile.

Caro Piero, l’ospedale e le Madonie non possono continuare a vivere di attese. Le tue esitazioni hanno un costo che le nostre comunità non possono più permettersi.

Vincenzo Lapunzina
Presidente APS Tutela Madonie