Cronaca - di Redazione
Ospedale di Petralia, caro sindaco Polito: le parole non bastano. Serve una risposta chiara
Nov 07, 2026
Il futuro dell’ospedale “Madonna SS. dell’Alto” non può essere affidato a un domani senza data.
Pietro Polito, sindaco di Petralia Sottana, Comune capofila del Distretto sociosanitario 35, ha risposto alla lettera aperta dell’APS Tutela Madonie (clicca QUI per leggerla).
Nella replica (clicca QUI per leggerla), pur apprezzando la disponibilità al confronto, si rileva il carattere evasivo della risposta, il presidente dell’APS chiede un’assunzione di responsabilità politica, chiara e inequivocabile.
I sindaci delle Madonie sono disponibili a sostenere formalmente la proposta di trasformare l’intero ospedale in un centro pubblico/convenzionato di riabilitazione di riferimento regionale, andando ben oltre il semplice potenziamento dell’attuale reparto? Sì o no?
Perché il futuro di una struttura sanitaria che costa alla collettività oltre 12 milioni (!) di euro l’anno non può continuare a essere affidato alle buone intenzioni e a promesse senza scadenza.
La risposta di APS Tutela MAdonie alla replica del primo cittadino di Petralia Sottana.
Caro Pietro,
anch’io ho letto con particolare attenzione la tua risposta del 6 novembre alla lettera aperta che ti avevo indirizzato, nella qualità di sindaco di Petralia Sottana e di rappresentante del Comune capofila del Distretto sociosanitario 35.
Ti ringrazio per la disponibilità al confronto e per le parole di apprezzamento riservate alla nostra proposta. Tuttavia, devo rilevare che, al netto delle dichiarazioni di principio e delle rassicurazioni sul futuro dell’ospedale, la tua risposta rimane sostanzialmente evasiva rispetto alla domanda che ti avevo posto.
E la domanda non era, e non è, complicata.
Tu e gli altri sindaci del Distretto 35 siete disponibili a sostenere formalmente la proposta dell’APS Tutela Madonie di destinare l’ospedale “Madonna SS. dell’Alto” a centro pubblico di riabilitazione di riferimento regionale? Sì o no?
Non ti abbiamo chiesto di condividere genericamente l’importanza dell’ospedale, né di rassicurarci sull’esistenza di interlocuzioni con l’ASP di Palermo. Sappiamo bene quanto sia importante il presidio ospedaliero per la sopravvivenza sociale ed economica delle Madonie.
Abbiamo, peraltro, piena contezza dell’interessamento del Direttore generale dell’ASP di Palermo, professor Alberto Firenze, rispetto al futuro dell’intera struttura ospedaliera e alla necessità di restituirle una funzione sanitaria adeguata alle sue potenzialità.
Ti ricordo, caro Pietro, che parliamo di una struttura che costa alla collettività oltre 12 milioni di euro l’anno. Una cifra considerevole che impone una riflessione non soltanto sull’efficienza della spesa pubblica, ma soprattutto sulla responsabilità politica e morale di valorizzare un patrimonio sanitario di queste dimensioni.
È moralmente inaccettabile continuare a sostenere costi così elevati senza mettere l’intera struttura nelle condizioni di esprimere pienamente le proprie potenzialità.
Non si tratta di mettere in discussione i servizi attualmente garantiti, né tantomeno il lavoro dei professionisti che vi operano, ma di impedire che un investimento pubblico tanto rilevante continui a produrre risultati inferiori a quelli che potrebbe assicurare attraverso una programmazione sanitaria lungimirante.
Abbiamo chiesto qualcosa di diverso dalle consuete rassicurazioni istituzionali: una scelta politica precisa, riconoscibile e verificabile.
Nella tua risposta scrivi che la nostra proposta si inserisce perfettamente nel confronto istituzionale in corso. Bene. Ma inserirsi in un confronto non significa essere stata accolta, né tantomeno assunta come obiettivo strategico dai sindaci.
È proprio questa distinzione che non possiamo permetterci di ignorare.
La proposta, avanzata già nel novembre 2023 dall’Associazione Zone Franche Montane Sicilia e oggi rilanciata dall’APS Tutela Madonie, non consiste nel semplice potenziamento dell’attuale reparto di riabilitazione.
Sarebbe un errore politico e strategico ridurre un progetto di rilancio dell’intera struttura ospedaliera a qualche posto letto in più o a un modesto ampliamento delle attività esistenti.
Noi proponiamo un cambio di prospettiva.
Vogliamo che il “Madonna SS. dell’Alto” diventi un centro pubblico di riabilitazione di riferimento per l’intera Sicilia, capace di sviluppare percorsi specialistici neurologici, cardiologici, pneumologici, post-traumatici e dedicati ai pazienti anziani, fragili e con patologie complesse.
Il potenziamento della riabilitazione esistente, l’attivazione di nuove specialità, l’acquisizione di tecnologie e il reclutamento di professionalità qualificate sarebbero le naturali conseguenze di questa scelta strategica, non il suo punto di arrivo.
Naturalmente, tutto questo deve accompagnarsi al mantenimento e al potenziamento delle attività ospedaliere indispensabili alla popolazione residente, a cominciare dal pronto soccorso.
Non proponiamo di sostituire ciò che esiste, ma di costruire ciò che oggi manca, dando finalmente una missione riconoscibile e una prospettiva all’intero ospedale.
Nella tua lettera richiami un documento di programmazione e rilancio condiviso dall’ASP con i sindaci del Distretto 35.
Vorremmo conoscerlo.
Vorremmo sapere se quel documento contempla espressamente la destinazione del “Madonna SS. dell’Alto” a centro di riabilitazione di riferimento regionale oppure se si limita a prevedere interventi di potenziamento delle attività già presenti.
Perché, caro Pietro, le due cose non sono affatto equivalenti.
E soprattutto vorremmo conoscere la posizione dei tuoi colleghi sindaci.
Hanno discusso la nostra proposta? L’hanno condivisa? Sono pronti a sostenerla davanti alla Direzione generale dell’ASP, all’Assessorato regionale della Salute e al Governo della Regione Siciliana?
Oppure preferiscono continuare a muoversi lungo il rassicurante percorso delle interlocuzioni, dei documenti programmatici e delle dichiarazioni di buone intenzioni?
Non basta affermare che si sta lavorando con determinazione. Occorre spiegare verso quale obiettivo, con quali strumenti e soprattutto con quali tempi.
Nella tua risposta manca proprio questo, ovvero, un impegno preciso.
Il riferimento al ricorso promosso dai sindaci contro la rete ospedaliera testimonia un’iniziativa di tutela che non intendiamo sminuire. Ma contestare una programmazione sanitaria e proporre una nuova missione strategica per un ospedale sono due azioni differenti.
La prima può servire a contrastare un ridimensionamento. La seconda può costruire un futuro.
E noi stiamo chiedendo di costruire un futuro, non di amministrare un lento declino.
Non vorremmo che, ancora una volta, il confronto sul destino del “Madonna SS. dell’Alto” si esaurisse nella richiesta di qualche concessione, lasciando irrisolto il problema fondamentale, cioè, quale funzione dovrà svolgere questa grande struttura nei prossimi vent’anni?
Il tempo delle risposte affidate a un domani indefinito dovrebbe essere finito.
La Direzione generale dell’ASP di Palermo, guidata dal professor Alberto Firenze, ha ereditato criticità strutturali che non possono essere risolte con un colpo di bacchetta magica. Proprio per questo occorre presentare una proposta territoriale chiara, sostenuta politicamente e capace di diventare oggetto di una concreta valutazione nella programmazione sanitaria regionale.
Non possiamo pretendere dall’ASP ciò che la politica locale non ha ancora il coraggio di chiedere con chiarezza.
Caro Pietro, la nostra associazione non cerca attestati di stima, né desidera aggiungere il proprio nome all’elenco dei soggetti disponibili al dialogo.
Chiede che i sindaci assumano una posizione pubblica.
Ti invitiamo, pertanto, a convocare un confronto specifico pubblico tra i sindaci del Distretto 35, ponendo all’ordine del giorno la nostra proposta, affinché ciascuno possa esprimersi e si possa giungere a una deliberazione formale, da sottoporre successivamente all’ASP e alla Regione Siciliana.
Se la proposta è condivisa, si avvii un percorso con obiettivi, responsabilità e scadenze.
Se non lo è, si abbia almeno la trasparenza di dirlo, spiegando ai cittadini quale progetto alternativo si intende sostenere per garantire un futuro all’intera struttura.
Non chiediamo un’adesione di cortesia. Chiediamo un’assunzione di responsabilità.
Perché una struttura di oltre 23 mila metri quadrati, che assorbe annualmente oltre 12 milioni di euro di risorse pubbliche, non può continuare a vivere nell’incertezza, consumando risorse e perdendo progressivamente capacità di attrarre professionisti, pazienti e investimenti.
Sarebbe una responsabilità politica enorme, oltre che uno spreco socialmente e moralmente inaccettabile, lasciare sostanzialmente improduttiva una parte così rilevante di un patrimonio pubblico mentre i cittadini delle Madonie sono costretti a cercare altrove prestazioni sanitarie che potrebbero essere garantite sul territorio.
La nostra proposta guarda alla salute, ma anche all’economia delle Madonie. Un centro di riferimento regionale potrebbe rappresentare un’opportunità concreta di occupazione qualificata, servizi, accoglienza e sviluppo per un territorio che continua a perdere popolazione.
Sarebbe un investimento sulla permanenza delle comunità, non soltanto sulla sopravvivenza di un presidio sanitario.
Concludo tornando alla tua lettera.
Le parole sono certamente apprezzabili. Ma, dopo averle lette e rilette, non sono riuscito a trovare ciò che cercavo, ovverosia, un sì chiaro, esplicito e politicamente impegnativo alla nostra proposta.
Ho trovato condivisione di principi, richiami a interlocuzioni in corso e l’impegno a continuare una battaglia. Non ho trovato una decisione, una scadenza o un percorso formalmente assunto dai sindaci.
Ed è questa, purtroppo, la ragione per cui considero la tua risposta ancora evasiva.
Caro Pietro, non ti chiediamo di raccontarci quanto sia importante salvare l’ospedale. Ti chiediamo di dirci quale ospedale vuoi costruire.
E, soprattutto, se tu e i tuoi colleghi sindaci siete pronti a sostenere il progetto che abbiamo proposto.
Sì o no?
Perché, mentre la politica continua a coniugare il futuro, il “Madonna SS. dell’Alto” rischia di perdere pezzi al presente.
E le Madonie non possono più permettersi di aspettare. Tanto meno di pagare, ogni anno, il prezzo dell’indecisione politica.
Vincenzo Lapunzina
Presidente APS Tutela Madonie