25 Novembre 2020

Ristoratori in piazza a Roma: “Siamo a terra”. Poi arriva Salvini


 Coperti apparecchiati a terra davanti al Pantheon e un trombettista che suona il silenzio. È la manifestazione pacifica organizzata a Roma da Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi)-Confcommercio contro la chiusura anticipata di bar e ristoranti decisa dal nuovo Dpcm.

“Vogliamo lavorare”, “Siamo a terra”, ma anche “Protocolli di sicurezza”, “Ospitalità”, “Chi paga il conto?”, sono tra le scritte sui cartelli mostrati con orgoglio dagli imprenditori che hanno partecipato alla protesta. Presenti anche tanti chef della Federazione italiana cuochi.

“Queste restrizioni che sono, dal mio punto di vista, a macchia di leopardo fanno solo male alla ristorazione e non ci consentono di continuare a lavorare”.

“Non c’è una logica, non c’è una mezza misura, da una parte ci danno un piccolo aiuto e non si nega, però dall’altra parte non c’è il sacrificio veramente di tutti, sembra che siamo due italiani diversi”.

“Purtroppo noi che facciamo eventi, ci ha messo proprio in ginocchio”.

Poi sono spuntati a sorpresa alcuni politici, il senatore leghista Gian Marco Centinaio, che si è messo a discutere con alcuni esercenti, e poco dopo il leader della Lega Matteo Salvini, che ha praticamente monopolizzato l’attenzione mediatica, non senza qualche contestazione.

Le restrizioni, secondo le stime, potrebbero dare il colpo di grazia a un settore già duramente colpito dalla crisi economica scatenata dalla pandemia. Il vice-direttore generale di Fipe, Luciano Sbraga:

“Siamo qui perché siamo a terra. Perdiamo quest’anno 27 miliardi di euro di fatturato, abbiamo investito un miliardo di euro per mettere in sicurezza le aziende, menù digitali, plastificati, gel, mascherine, distanziamento, tavoli nuovi, dehor per attrezzarsi fuori e adesso ci dicono che non va più bene e che alle 18 si chiude. Quasi a far capire che c’è un rapporto diretto tra chi viene in un ristorante e il contagio. Noi pensiamo che non sia così e ribadiamo che le imprese stanno morendo, bisogna salvarle, ce ne sono almeno 50.000 a rischio e 300.000 posti di lavoro. Ci vogliono ristori, quelli che sono arrivati li cogliamo come un segnale di attenzione, ma ancora non basta, ci vuole di più”.

(askanews)

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