25 Novembre 2020

Polonia, devastata dal Covid, protesta contro il divieto d’aborto


 La Polonia record per infezioni da coronavirus (18.820 in 24 ore e 236 morti mercoledì) è percorsa da forti proteste di piazza, ma non – come accade in altri Paesi europei – per le misure anti Covid: il fattore scatenante è la clamorosa sentenza sull’aborto del Tribunale costituzionale di giovedì scorso. Praticamente un divieto quasi totale di interruzione di gravidanza nel Paese fortemente cattolico, anche nei casi di grave malformazione del feto.

Molte polacche oggi non si sono presentate al lavoro, prendendo parte al sesto giorno di manifestazioni contro la sentenza. È lo sciopero delle donne. Qualcuno suggerisce il prossimo diritto a cadere sotto la scure sarà il divorzio.

Il dibattito è virulento: accuse di neomarxismo, minacce di formare brigate contro le donne che protestano. Rigorosamente Bibbia alla mano anche alcuni sostenitori dell’aborto, come questo utente twitter che ricorda “secondo il Libro dell’Esodo (capitolo 21), il feto non è una persona”.

L’opposizione e i manifestanti affermano che il tribunale ha agito per conto del partito al governo Legge e Giustizia, che in passato sembrava aver rinunciato alla sua guerra all’aborto. Lo stato d’animo è teso, la società divisa, dopo che il leader di Legge e Giustizia e uomo chiave nel Paese, Jaroslaw Kaczynski, ha dichiarato che la sentenza del tribunale non può essere revocata. Ha anche chiesto ai polacchi di difendere la chiesa, che ovviamente, nella patria di Karol Wojtyla non ha un ruolo trascurabile.

(askanews)

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