24 Gennaio 2021

Pininfarina, ingegneri in piazza a Torino: “No a 135 esuberi”


 Presidio a Torino in piazza Castello davanti alla Regione Piemonte degli ingegneri della Pininfarina Engineering, società che fa capo all’indiana Mahindra, che ha annunciato di volerla liquidare. A rischio 135 posti di lavoro.

In corso una serrata trattativa sindacale all’Unione Industriale, che riprenderà la prossima settimana.

Davide Provenzano, segretario della Fim-Cisl di Torino: “Il termine ultimo è il 15 gennaio, se non si trova una soluzione prima, i lavoratori saranno licenziati”.

Pininfarina ha intanto annunciato ai sindacati di poter ricollocare 60 persone nella capogruppo, di voler mettere a disposizione dei lavoratori in esubero una società di outplacement e un incentivo all’esodo per chi decidesse di ricollocarsi autonomamente. Ma la proposta non soddisfa i sindacati metalmeccanici.

“Una proposta altamente insufficiente, perché non ci sono le basi per fare l’accordo su questo presupposto. Occorre fare un passo avanti. Noi abbiamo chiesto alla Pininfarina di riassorbire tutti i dipendenti”.

Per il segretario della Fiom di Torino, Edi Lazzi: “La situazione è drammatica e non va bene l’atteggiamento di totale chiusura che sta avendo l’azienda. Noi pensiamo che quei licenziamenti vadano ritirati. E un’altra crisi che si innesta nella crisi dell’automotive nel torinese, dove abbiamo già perso migliaia di posti di lavoro”.

Pininfarina Engineering, creata circa 2 anni fa con uno scorporo dalla capogruppo, ha comunicato la messa in liquidazione perché ha perso due commesse, una in Iran e una a Hong Kong. Scettici i sindacati.

“L’azienda licenzia 135 persone e poi però dice che forse prenderà dalla Naspi 60 lavoratori per tirarli dentro la capogruppo per fare peraltro lo stesso tipo di lavoro? Allora non ci sono i presupposti per una cessata attività. Allora forse a pensare male si fa bene. Non è che dietro c’è la volontà di dimezzare l’occupazione e di pagare chi rimane il 30-40 per cento in meno? Credo che ci sia del torbido e mi auguro non sia così”.

La Fim non esclude alcuna strada. Ancora Davide Provenzano: “Abbiamo chiesto ai nostri uffici legali di verificare se questa creazione di ramo d’azienda avvenuta 20 mesi fa sia nei canoni, sia corretta. Alcuni lavoratori ci hanno conferito il mandato di poter esplorare la possibilità di far causa all’azienda eventualmente”.

(askanews)

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