29 Ottobre 2020

“Frequency” di Sultan bin Fahad alla rhinoceros gallery di Roma


 Ha scelto la rhinoceros gallery, nel cuore di Roma, l’artista saudita Sultan bin Fahad per la sua prima personale. Dal 16 ottobre al 10 dicembre, il nuovo art hub voluto da Alda Fendi all’interno del palazzo ristrutturato da Jean Nouvel, nel Foro Boario, ospita “Frequency”, una mostra che vuole rappresentare il viaggio sensoriale e spirituale che l’essere umano intraprende ogni volta che cerca di mettersi in contatto con il Superiore.

Sei installazioni che si snodano e dialogano con le sale della galleria, tra giochi di luci e ombre, profumi d’incenso, musiche, e che raccontano il perimetro della spiritualità narrato e vissuto dall’artista. Il viaggio intimo di ognuno mentre si avvicina al Dio e allo stesso tempo incontra se stesso. Un’esperienza del sacro partendo da quello che l’essere umano vede, sente, scrive, dalla gestualità. E che un po’ rappresenta anche l’aprirsi dell’artista alla modernità e alle altre culture, tornando allo stesso tempo alle sue origini. Da qui anche la scelta di Roma, città santa e spirituale per eccellenza e della galleria, spiega Sultan bin Fahad in videocollegamento.

“Io volevo creare una connessione tra le mie opere e la galleria, ogni mia creazione è specifica, è pensata e fatta per uno spazio, la prima cosa che ha catturato la mia attenzione qui è stato l’uso del marmo, molto particolare e diverso dalle altre gallerie che ho visitato”. “Volevo raccontare un concetto che fosse capito ed espresso dal luogo circostante”.

Sultan bin Fahad è nato a Riyadh ma da anni vive e lavora a Los Angeles. Per lui i luoghi sacri dove entrare in contatto con se stessi, sono la Mecca e Medina; negli anni ha collezionato pezzi preziosi, ha girato video, tutto materiale che per lui racconta il viaggio umano verso il tempio sacro dei sentimenti.

Si va da “Confessional”, con tre divisori di metallo davanti a pareti nere, un confessionale in cui ci si avvicina allo Spirito con il silenzio e l’osservazione; a “Been There” con quattro pietre archeologiche che dialogano con una grande lastra di vetro luminescente. Pietre scritte, segno di un vissuto che avvicina al Dio. E ancora “If Stone Could Speak” con marmi provenienti da aree sacre in mezzo a cui viene proiettato un video con uomini e donne raccolti in preghiera; “Possession” con cui l’artista ha immortalato le mani delle donne che cercano di avvicinarsi al Dio sfuggente alla Mecca, a “The Verse of The Throne” con la proiezione di un potente verso del Corano davanti a sei ciotole, in cui l’acqua è elemento di purificazione.

Il clou di Frequency è “The White Noise”, il rumore bianco, rappresentato in due camere immersive, associato dall’artista al boato di preghiere dei pellegrini alla pietra nera. La frequenza composta dalla coralità dei suoni. “Volevo coinvolgere tutti i sensi, non solo uno, creare una vera e propria esperienza piuttosto che una mostra solo da vedere; Questa è una mostra esperienziale, mentre la vedi ti ci immergi. Questi sono tempi particolari e speriamo per il meglio, ma io mi auguro che i visitatori della mostra sentano qualcosa, facciano questa esperienza”.

(askanews)

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