News

Aree interne, dall’astronave si vede lo spopolamento. Ma sfugge la fiscalità di sviluppo

Servizi, personale e gestioni associate sono necessari, ma per fermare lo spopolamento occorre rendere sostenibile la scelta di vivere e investire nei piccoli comuni.

Leggendo il comunicato di Anci Sicilia sulle aree interne si ha l’impressione di ascoltare osservatori affacciati all’oblò di un’astronave,  vedono i paesi svuotarsi, descrivono l’arretramento dei servizi, lanciano l’allarme. Eppure, quando si passa alle proposte, dal ragionamento scompare una questione decisiva, ovverosia, quali condizioni economiche offriamo a chi dovrebbe restare, tornare o investire in questi territori?

Personale comunale, semplificazione, risorse stabili, scuole, sanità e trasporti sono necessità sacrosante. Ma un piano di ripopolamento deve spiegare anche come una famiglia possa guadagnarsi da vivere e un’impresa possa produrre reddito nei luoghi che vorremmo salvare.

Nel comunicato si richiamano incentivi e sostegni, ma manca una proposta esplicita di fiscalità di sviluppo. Proviamo allora a spiegarne l’importanza con la semplicità che si userebbe con i bambini, visto che nel dibattito istituzionale questo passaggio sembra tanto difficile da comprendere.

Fiscalità di sviluppo: rendere possibile la scelta di restare

Un giovane vuole aprire un laboratorio nel paese in cui è nato. Deve acquistare attrezzature, pagare un locale, sostenere le utenze, trovare clienti e, possibilmente, assumere qualcuno. Nel frattempo deve costruire la propria vita: una casa, una famiglia, una prospettiva.

Se lavorare nel suo paese significa affrontare trasporti più costosi, un mercato più piccolo e servizi più lontani, il richiamo alle radici finisce per scontrarsi ogni giorno con i conti.

Ridurre in modo significativo e strutturale il carico fiscale e contributivo può cambiare quei conti. Chi decide di investire, assumere e costruire una famiglia deve poter contare su condizioni stabili, capaci di accompagnare un progetto di vita e d’impresa. Una scelta che impegna il futuro richiede un orizzonte ben più lungo della scadenza di un bando.

Una fiscalità di sviluppo può lasciare risorse per acquistare un macchinario, affrontare i primi anni di attività, assumere una persona e rendere sostenibile la scelta di restare. Non garantisce automaticamente il successo, ma può rendere praticabile un progetto che altrimenti verrebbe abbandonato.

Lo stesso vale per l’imprenditore che già resiste nelle terre alte, cioè, prima di invitarlo a essere ancora più resiliente, bisognerebbe chiedersi quanto gli costi esserlo. Una riduzione strutturale del peso fiscale e contributivo, legata all’attività effettivamente svolta e al lavoro mantenuto sul territorio, può rafforzare le ragioni economiche della sua permanenza.

E vale per chi viene da fuori. Perché un imprenditore dovrebbe scegliere un comune ad altissimo indice di spopolamento? Il paesaggio e la qualità della vita possono attrarlo, ma l’investimento richiede sostenibilità economica. Una fiscalità territoriale di sviluppo, strutturale e accompagnata da servizi adeguati, può pesare concretamente nella decisione.

Investire nelle aree rurali può generare ricchezza anche al Nord

La ricchezza generata in questi territori può alimentare anche le economie produttive del Nord. Un’impresa che nasce o cresce in Sicilia acquista macchinari, tecnologie, materiali e servizi, creando domanda anche per le aziende, a titolo di esempio, dell’Emilia-Romagna e del Veneto.

Il meccanismo è semplice, ovvero, un laboratorio che acquista un impianto, un’attività agricola che investe nella trasformazione o una struttura ricettiva che si rinnova possono rivolgersi a fornitori di altre regioni. Una parte dell’investimento si traduce così in ordini e lavoro anche per quei territori.

La fiscalità di sviluppo nelle aree rurali può diventare un investimento nella crescita dell’intero Paese. Più capacità produttiva, più occupazione e più reddito in Sicilia possono alimentare scambi e opportunità lungo le filiere nazionali.

Questo significa usare la leva fiscale per favorire lavoro, investimenti e insediamenti duraturi nei territori svantaggiati, con condizioni verificabili e controlli sui risultati. Misure legate a imprese reali, occupazione reale e permanenza effettiva, evitando semplici trasferimenti di sede sulla carta.

Naturalmente servono anche strade, connessioni, scuole e assistenza sanitaria. Proprio per questo la fiscalità deve entrare in una strategia complessiva, con la stessa dignità delle altre misure. Lasciarla fuori significa trascurare una leva capace di incidere sulla scelta di costruire il proprio futuro in un paese.

Unioni di Comuni: l’interesse dei cittadini si misura nei servizi

Anci Sicilia propone poi le Unioni di Comuni. Ottimo, purché siano capaci di condividere davvero servizi e modelli di gestione nell’esclusivo interesse dei cittadini, con risultati misurabili nella vita quotidiana dei residenti.

L’auspicio è che non venga presa a modello la cosiddetta “unione dei comuni delle madonie”, della quale ho contestato anche la legittimità della costituzione e che, a mio giudizio, ha fatto di tutto fuorché mettere al centro le necessità quotidiane della popolazione.

Per quell’area, secondo quanto ho denunciato, non si è riusciti nemmeno a mettere in comune il servizio di accalappiamento dei cani, una necessità concreta che riguarda sicurezza, salute pubblica e benessere animale. Anche da queste risposte si misura l’utilità di una gestione associata.

Prima di proporre le Unioni come strumenti di rinascita, bisognerebbe verificare che cosa quelle esistenti abbiano prodotto per i cittadini. Condividere un servizio significa organizzarlo, finanziarlo e farlo funzionare. Se non si riesce a dare una risposta comune nemmeno al randagismo, occorre spiegare su quali risultati si fondi la promessa di governare insieme il ripopolamento.

Ad Anci Sicilia servono proposte precise sulla fiscalità

Ad Anci Sicilia chiediamo dunque una proposta precisa. Quali misure fiscali e contributive strutturali rivendica per le aree interne? Per quali attività? Con quali impegni occupazionali? Con quali obiettivi di permanenza e di attrazione di nuovi residenti e investimenti?

I giovani devono poter trovare nei luoghi natii condizioni credibili per impiantare il proprio progetto di vita. Le imprese devono avere ragioni economiche per restare e investire. Le amministrazioni devono garantire servizi che rendano quelle scelte sostenibili.

Dall’astronave il problema si vede benissimo. Adesso occorre scendere a terra e affrontare anche i conti di chi dovrebbe abitare il futuro di questi paesi.