NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo in cui la macchina della “verità alternativa” si è inceppata davanti all’unica cosa che oggi non si può controllare: un telefono acceso nelle mani di un cittadino.
Sull’uccisione di Alex Pretti la reazione dell’amministrazione è stata quella ormai automatica: costruire subito una narrazione alternativa, spostare la colpa, insinuare dubbi prima ancora che emergano i fatti. Ma questa volta i video erano già online, ripresi da più angolazioni, e hanno demolito la narrazione ufficiale nel giro di poche ore.
A quel punto serviva qualcuno da sacrificare. Gregory Bovino, il volto più esposto dell’operazione federale, è diventato il capro espiatorio ideale. Intanto Trump ha inviato a Minneapolis Tom Homan, lo zar dell’ICE, presentando la mossa come segnale di de-escalation. In realtà è un cambio di stile più che di sostanza: meno caos comunicativo, stessa linea dura. Homan serve a rendere l’operazione più disciplinata e meno politicamente rumorosa.
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