Madonie, in piazza anche contro il fallimento di chi governa il territorio

Martedì 27 ottobre la manifestazione a Madonnuzza. Il CAB di Castellana Sicula chiuderà per tutta la durata della protesta. Solidarietà a famiglie e imprese, ma anche una richiesta di rendere conto a chi ha gestito lo sviluppo delle Madonie.

Carovita e caro carburante: martedì tutti a Madonnuzza

Martedì 27 ottobre, alle 10, al bivio Madonnuzza, la comunità madonita che resiste deve esserci. In massa. Agricoltori, allevatori, commercianti, artigiani, autotrasportatori, studenti, pensionati e famiglie, il carovita e il caro carburante attraversano ogni casa e ogni attività. In questa Terra alta, dove spostarsi è spesso un obbligo e i servizi si allontanano, ogni rincaro pesa due volte.

Per tutta la durata della manifestazione chiuderemo l’attività del CAB – Centro Assistenza Bollette di Castellana Sicula. Lo faremo con convinzione, per solidarietà con i nostri utenti e con i cittadini che tuteliamo anche attraverso l’APS Tutela Madonie.
Conosciamo le bollette che tolgono il sonno, i bilanci familiari senza margini, la fatica di scegliere quale pagamento rinviare. Saremo in piazza perché quella sofferenza ci riguarda ogni giorno.

Una crisi che precede la pandemia

La nostra presenza avrà la franchezza con cui, da diversi lustri, affrontiamo questi problemi. La crisi delle Madonie precede la pandemia e gli ultimi rincari. Già allora mordeva campagne, botteghe e famiglie, svuotava le case e accompagnava i giovani verso la partenza. Ogni emergenza trova un territorio indebolito da fragilità denunciate troppo a lungo senza ottenere risposte adeguate.

Saremo accanto agli agricoltori e agli allevatori, allo stremo per il costo del gasolio e per spese che rendono sempre più difficile lavorare. Ma la loro sofferenza comincia anche dal valore negato alle produzioni. Dal frumento conferito all’ammasso al fieno, dal latte alla carne. Ci chiediamo, quanto resta a chi semina, raccoglie e alleva? Quale forza contrattuale può avere il singolo produttore davanti a una filiera che gli impone condizioni e prezzi?

Lo stesso interrogativo riguarda le produzioni tipiche, l’enogastronomia e l’arte dolciaria. Celebriamo le eccellenze, ma quanto reddito producono per chi le realizza? La qualità di questo paesaggio avrebbe richiesto una visione autentica, libera da convenienze di potere, insieme a organizzazione, trasformazione, commercializzazione e accesso ai mercati.
Chi avrebbe dovuto preparare i comparti produttivi deve spiegare quali risultati abbia ottenuto. Le congiunture colpiscono più duramente chi arriva impreparato.

Chi ha governato lo sviluppo delle Madonie deve rispondere

Per questo, prima ancora di rivolgere lo sguardo a Roma e Palermo, dobbiamo interrogare il sistema di potere e di gestione delle Madonie. Le responsabilità nazionali e regionali sono gravi, ma non cancellano quelle locali.
Agenzie di sviluppo, amministratori e organizzazioni di categoria devono rendere conto delle scelte, delle priorità trascurate, delle risorse gestite e degli obiettivi mancati. Chi aveva strumenti per incidere non può presentarsi come spettatore della crisi.

Gli interventi dal palco non assolveranno chi ha sostenuto per anni quel modello. I sermoni e i toni populistici, anche degli eventuali deputati presenti, non bastano. Tutti portino atti compiuti e risultati ottenuti. Sia chiaro: di buoni propositi abbiamo piene le sacche della pazienza. E i risultati si misurano rispondendo a domande precise, ovvero, quante imprese sono diventate più solide? Quali servizi sono migliorati? Quanti giovani sono stati messi nelle condizioni di restare?

Lo sviluppo si misura su queste risposte. La partecipazione alla protesta non può trasformarsi in un’assoluzione collettiva di chi aveva responsabilità.
Il 27 ottobre dovremmo manifestare anche per cambiare il modo in cui vengono governate le Madonie. Da qui deve cominciare la nostra richiesta di cambiamento.

PNRR: spendere non basta, servono risultati

Nemmeno la pandemia sembra averci insegnato a rivedere le priorità. Di fronte alle risorse del PNRR, il timore è di vedere consumata un’altra occasione in interventi incapaci di lasciare lavoro e ricchezza durevoli. Il rischio di spreco si affronta pretendendo trasparenza, controlli e risultati misurabili. Occorre dimostrare come quella spesa aumenterà la capacità produttiva e il reddito delle comunità. Altrimenti, mentre i paesi perdono abitanti, prepareremo un’altra protesta. Contro chi, questa volta?

Sanità, quali risultati dopo la marcia per l’ospedale?

C’è poi la sanità. L’11 novembre 2023 il corteo partì dai campetti Santa Lucia di Petralia Sottana per raggiungere l’ospedale “Madonna SS dell’Alto”. Quella mobilitazione lascia una domanda aperta, ovverosia, quale continuità è stata assicurata agli impegni presi? Quali risultati possono essere indicati ai cittadini? A chi allora promosse la marcia e oggi torna a guidare una protesta chiediamo di rendere visibile il lavoro compiuto anche fra una piazza e l’altra.

Saremo accanto a chi manifesta, senza condizioni. Proprio per questo chiediamo obiettivi precisi, interlocutori individuati e scadenze verificabili. Le proteste devono produrre risultati da rivendicare, trasfersalmente, a ogni livello istituzionale. Cavalcare un’onda di indignazione impone la responsabilità di accompagnarla anche quando si spengono i microfoni. Il giorno dopo conteranno gli impegni mantenuti.

Il nostro futuro non si delega a nessuno

Nessuno può essere assolto per appartenenza, da destra a sinistra, passando per il centro. Ciascuno risponda delle proprie competenze, delle decisioni e delle omissioni. Questa Terra alta ha bisogno di cittadini capaci di pretendere risposte anche da chi conoscono e da chi hanno votato.

Martedì andiamo a Madonnuzza! Portiamo la dignità di chi lavora, la voce di chi fatica, i bisogni delle persone più fragili e la volontà di restare. Facciamoci sentire, pacificamente e con fermezza, senza delegare a nessuno il nostro futuro. A nessuno!