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Cracolici “La mafia continua a comandare dalle carceri”


PALERMO (ITALPRESS) – “Oggi si fa memoria di una delle stragi più drammatiche che si sono consumate in Italia: l’assassinio del generale, della moglie e dell’agente di scorta significò per l’Italia la scoperta che la mafia rappresentava una minaccia per il paese”. A dirlo è il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici a margine della commemorazione di Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato 44 anni fa dalla mafia in via Carini a Palermo. “Quel 3 settembre cambiò l’opinione pubblica – continua Cracolici – Fino ad allora la mafia era un fenomeno totalmente siciliano, sostanzialmente nel disinteresse anche della politica nazionale, ma quell’evento segnò la consapevolezza che la lotta alla mafia va condotta su un terreno nazionale con leggi, strumenti e investigazioni di alta qualità. Oggi c’è la necessità di ricordare non solo per fare onore alla memoria delle vittime di via Carini, ma perché bisogna avere la consapevolezza che la lotta alla mafia non solo continua ma va aggiornata con strumenti sempre più innovativi e con la consapevolezza che ci sono nuove emergenze. La più significativa è quella delle carceri, che sta costituendo una frontiera a cui forse non eravamo neanche preparati: i mafiosi continuano a comandare dalle carceri e rispondere a un’organizzazione ramificata attraverso i telefonini, quindi bisogna sapere che la lotta alla mafia va condotta dentro e fuori dalle carceri. Più è esplosiva la condizione carceraria, più rischiamo di tollerare alcune modalità di gestione degli istituti: è intollerabile che ci siano carceri dove non è consentito neanche farsi una doccia con l’acqua calda. Al contempo i telefonini viaggiano tranquilli: sembra quasi che ci sia una sorta di armistizio tra la condizione carceraria e la lotta alla mafia; il carcere non può essere un albergo a cinque stelle, come rischia di tornare a essere”. xd8/vbo/azn