Editoriale - di Vincenzo Lapunzina
Madonie, una lettera aperta al Direttore generale dell’ASP: “Servono medici, servizi e una nuova visione della sanità pubblica”
Lug 22, 2026
In occasione della visita di oggi al Presidio ospedaliero “Madonna dell’Alto” di Petralia Sottana, il presidente dell’Associazione Tutela Madonie, Vincenzo Lapunzina, si rivolge al Direttore generale dell’ASP di Palermo, Alberto Firenze, con un appello sul futuro della sanità nelle aree interne.
LETTERA APERTA AL DIRETTORE GENERALE DELL’ASP DI PALERMO
Egregio Direttore Generale,
la Sua visita di oggi al Presidio ospedaliero di Petralia Sottana rappresenta un’importante occasione per confrontarsi con una realtà che, nonostante l’impegno quotidiano di dirigenti, medici, infermieri, operatori sanitari e personale amministrativo, continua a fare i conti con criticità ormai divenute strutturali.
Chi ancora resiste sulle Alte Madonie non chiede privilegi. Chiede semplicemente di poter accedere, in tempi ragionevoli, ai servizi sanitari essenziali, alle prestazioni specialistiche, a una continuità assistenziale efficiente e a un sistema capace di garantire il diritto costituzionale alla salute anche nelle aree rurali.
Rivendichiamo i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e nient’altro. Da troppo tempo, invece, ci siamo dovuti accontentare di quelli che, amaramente, potremmo definire i Livelli Essenziali di Carità (LEC).
In questi anni abbiamo avuto modo di apprezzare gli sforzi profusi dalla Direzione del Presidio ospedaliero “Madonna dell’Alto” e dalla Direzione del Distretto sanitario di Petralia Sottana.
È sotto gli occhi di tutti che, nonostante una cronica carenza di personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo, si sia cercato di mantenere in vita servizi fondamentali attraverso un’organizzazione sorretta più dal senso del dovere e dall’abnegazione dei professionisti che da una reale disponibilità di risorse.
Questa situazione, però, non nasce oggi. Lei eredita una condizione estremamente complessa, frutto anche delle precedenti gestioni aziendali guidate dalla dott.ssa Daniela Faraoni e dal suo più stretto collaboratore, il dott. Giuseppe Levita, che oggi ricopre nuovamente l’incarico di Direttore sanitario dell’Azienda dopo l’esperienza da Commissario straordinario.
È stata una stagione amministrativa durante la quale il Presidio ospedaliero e il Distretto sanitario di Petralia Sottana hanno progressivamente perso capacità di risposta ai bisogni del territorio, senza che alle evidenti difficoltà corrispondesse una strategia credibile di rilancio della sanità pubblica nelle Madonie.
Il personale dei reparti del Presidio e del Distretto, trasferito o andato in pensione, non è stato tempestivamente sostituito; le liste d’attesa si sono allungate, numerosi ambulatori specialistici hanno ridotto o sospeso l’attività, la medicina territoriale è rimasta, per troppo tempo, priva di risposte adeguate e molte comunità hanno maturato una crescente sensazione di abbandono.
Da ultimo, ma non certo per importanza, si è aggravata la difficoltà nel reperire medici per garantire la continuità assistenziale, soprattutto durante i periodi estivi, natalizi e pasquali. È accaduto perfino che venisse comunicata preventivamente ai cittadini la sospensione del servizio per interi turni.
Lo ribadisco con convinzione: quando chiude una Guardia Medica non viene meno soltanto un servizio. Viene meno un presidio di prossimità, spesso l’ultimo riferimento sanitario disponibile per migliaia di cittadini che vivono nelle aree rurali della Sicilia.
Sarebbe tuttavia ingeneroso attribuire ogni responsabilità esclusivamente all’Azienda sanitaria.
Anche una parte della politica locale porta il peso di questa situazione. Troppo spesso alcuni sindaci e amministratori hanno preferito coltivare interessi diversi rispetto alla difesa della sanità pubblica.
In diversi casi, pur nel pieno rispetto della libertà d’impresa e della legittimità degli investimenti nel comparto della sanità privata, è mancata quella forza istituzionale necessaria per pretendere, con fermezza, il potenziamento dei servizi pubblici destinati ai propri cittadini.
I pugni sul tavolo, quando si è trattato di difendere il diritto alla salute delle comunità montane, sono stati battuti troppo raramente e, non di rado, più per rappresentazione che per autentica convinzione.
Oggi la sanità delle Madonie non ha bisogno di inaugurazioni, passerelle o annunci. Ha bisogno di specialisti ambulatoriali, di medici, infermieri, autisti a disposizione dell’area di emergenza, operatori socio-sanitari, personale tecnico e amministrativo.
Ha bisogno di servizi realmente funzionanti e di una programmazione che tenga conto della particolare conformazione geografica del territorio, delle grandi distanze, dell’invecchiamento della popolazione e del progressivo spopolamento delle aree rurali.
Le Madonie hanno bisogno, soprattutto, che l’imponente complesso di oltre 23 mila metri quadrati, che ospita il Presidio ospedaliero “Madonna dell’Alto”, il Distretto sanitario e i Dipartimenti dell’ASP, annidati all’interno dello stesso contesto strutturale, venga finalmente concepito come una risorsa strategica dell’intera sanità siciliana e non come una semplice struttura periferica.
Individuarvi una specializzazione sanitaria di rilievo regionale significherebbe trasformare un presidio da centro di costo a motore di sviluppo sanitario, economico e sociale per l’intero comprensorio madonita.
In un contesto virtuoso, le Case di Comunità e l’Ospedale di Comunità, finanziati con le risorse del PNRR, potranno rappresentare una vera opportunità soltanto se saranno riempiti di professionisti, servizi e prestazioni.
Le strutture, da sole, non curano nessuno. Il rischio concreto, altrimenti, è quello di consegnare alle future generazioni edifici moderni ma privi di contenuti assistenziali.
A quel punto resteranno soltanto i costi: energia, climatizzazione, manutenzione, telefonia, pulizie, vigilanza e tutte le altre spese di gestione che inevitabilmente ricadranno sulla collettività, senza produrre un reale miglioramento dei servizi.
Per questo la Sua visita può rappresentare un punto di svolta. Le chiediamo di ascoltare chi ogni giorno lavora e dirige, senza risparmiarsi, il Presidio ospedaliero e il Distretto sanitario; di valorizzarne le competenze; di sostenere chi continua a mantenere in piedi il sistema in condizioni estremamente difficili e di restituire fiducia a un territorio che troppo spesso si è sentito periferia anche nelle politiche sanitarie regionali.
Le Madonie meritano una sanità pubblica all’altezza della dignità dei propri cittadini. La sanità non può e non deve rientrare nel perimetro di alcun “sistema” di governo del territorio.
Deve rimanere autonoma, governata esclusivamente dalle competenze, dal merito, dalla programmazione e dall’interesse pubblico. Se quel “sistema” dovesse mai varcare il confine della gestione sanitaria, allora potrebbe davvero accadere di tutto, ovverosia ritrovarci tecnici e professionisti, sindaci, amministratori e quanti altri animano la vita pubblica attivi in sala operatoria o negli ambulatori a garantire i servizi.
È, naturalmente, una provocazione ironica, ma serve a ribadire un principio tanto semplice quanto fondamentale.
La sanità appartiene ai professionisti della salute e ai cittadini, non ai sistemi di potere che, sulle Madonie, hanno già dimostrato di essere fin troppo invasivi in molti altri ambiti della vita pubblica.
Ci auguriamo che il Suo mandato possa rappresentare l’inizio di una stagione diversa, nella quale il diritto alla salute non dipenda più dal codice di avviamento postale, ma sia garantito, con pari dignità, anche a chi ha scelto di continuare a vivere in questa Terra Alta.
Perché lo spopolamento delle aree rurali non si combatte soltanto con incentivi economici o nuove infrastrutture. Si contrasta, prima di tutto, garantendo i diritti fondamentali delle persone. Tra questi, il diritto alla salute occupa un posto centrale.
L’articolo 32 della Costituzione afferma che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quell’articolo non distingue tra chi vive in una metropoli e chi abita in un piccolo comune montano. Non distingue tra aree costiere e aree rurali. Non distingue tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Le Madonie non chiedono trattamenti di favore. Chiedono semplicemente che quel principio costituzionale trovi piena attuazione anche qui, dove la distanza dai grandi centri non può e non deve tradursi in una distanza dai diritti.
Se riusciremo a restituire ai cittadini delle aree rurali (fino adesso sconosciute alla politica) la certezza di poter curare sé stessi e i propri familiari senza sentirsi penalizzati dal luogo in cui vivono, allora avremo fatto molto di più che migliorare un servizio sanitario; avremo rafforzato il patto di fiducia tra lo Stato e i suoi cittadini.
È questo l’auspicio con cui accogliamo la Sua visita e il lavoro che La attende.
Vincenzo Lapunzina
(Presidente Associazione “Tutela Madonie”)