Sanità - di Redazione
Stabilizzazione degli ausiliari sanitari, venticinque anni di precariato: «Adesso servono scelte concrete»
Lug 02, 2026
La legge di Bilancio 2026 apre alla stabilizzazione del personale impiegato nei servizi esternalizzati. Ma, mentre il tempo stringe, centinaia di lavoratori attendono ancora risposte.
C’è una categoria di lavoratori che da quasi un quarto di secolo garantisce il funzionamento quotidiano degli ospedali dell’ASP di Palermo, spesso lontano dai riflettori e con contratti precari. Sono gli ausiliari sanitari impiegati dalle ditte esterne che, secondo quanto denunciato in un documento diffuso dai lavoratori, attendono ancora che le opportunità offerte dalla Legge di Bilancio 2026 si traducano in atti concreti.
La normativa (Legge n. 199 del 30 dicembre 2025) prevede infatti la possibilità di stabilizzare il personale impiegato nei servizi esternalizzati che abbia svolto attività sanitarie, sociosanitarie, tecniche o amministrative per almeno sei mesi tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2025 e maturato almeno diciotto mesi di servizio. Un provvedimento che, secondo i lavoratori interessati, rappresenta un’occasione storica per superare una situazione di precarietà che si protrae da decenni.
Un esercito silenzioso negli ospedali
Secondo il documento, circa 240 ausiliari sanitari operano negli ospedali di Palermo e provincia attraverso società appaltatrici come PFE, Rekeep e Dussmann. Nel corso degli anni questi lavoratori avrebbero garantito la continuità dei servizi, spesso svolgendo anche mansioni riconducibili agli Operatori Socio Sanitari (OSS), pur senza il relativo inquadramento contrattuale.
Molti di loro hanno inoltre conseguito, a proprie spese, la qualifica di OSS, ritenuta necessaria per mantenere il posto nei diversi cambi di appalto. Un investimento economico importante che, denunciano gli interessati, non ha però comportato alcun riconoscimento professionale.
Il peso dell’emergenza Covid
Tra gli elementi richiamati vi è anche il ruolo svolto durante la pandemia. Gli ausiliari ricordano di avere operato nei reparti Covid, nei pronto soccorso, nelle RSA e nelle squadre di sanificazione, affrontando l’emergenza sanitaria senza particolari tutele e senza successivi riconoscimenti.
Un patrimonio di esperienza che, secondo i lavoratori, dovrebbe oggi rappresentare un elemento qualificante nella valutazione dei percorsi di stabilizzazione.
Le Case di Comunità e la carenza di personale
Nel documento viene evidenziata anche un’altra criticità. L’apertura delle nuove Case di Comunità avrebbe determinato lo spostamento di numerosi OSS dagli ospedali verso le nuove strutture territoriali, lasciando scoperti diversi reparti. Per colmare tali vuoti sarebbe stato nuovamente richiesto agli ausiliari delle ditte esterne di incrementare le proprie ore di lavoro, continuando di fatto a garantire la funzionalità dei servizi.
Una situazione che, secondo gli estensori del documento, dimostrerebbe quanto questo personale sia ormai strutturalmente indispensabile all’organizzazione sanitaria.
Le audizioni all’ARS e il nodo della politica
Il tema è approdato anche all’Assemblea Regionale Siciliana. Lo scorso 10 marzo la V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro ha dedicato un’audizione alla vicenda, dalla quale sarebbe emersa una disponibilità trasversale ad approfondire il percorso di reinternalizzazione del servizio. Nel corso delle successive riunioni sarebbe stato inoltre evidenziato come l’internalizzazione potrebbe determinare anche una riduzione della spesa complessiva rispetto all’attuale sistema di appalti.
Secondo quanto riportato nel documento, anche l’Avvocatura regionale avrebbe ritenuto giuridicamente percorribile questa strada, precisando tuttavia che la decisione finale spetta alla politica, chiamata a programmare il fabbisogno del personale e le relative risorse finanziarie.
Il bando e le polemiche
Tra le principali contestazioni figura anche il recente bando pubblicato dall’ASP per l’assunzione a tempo determinato di OSS destinati a diverse strutture della provincia. I lavoratori lamentano che nella valutazione dei titoli non sia stato attribuito alcun punteggio all’esperienza professionale maturata in oltre vent’anni di servizio negli ospedali, nonostante molti di loro siano già in possesso della qualifica OSS.
Una scelta che, secondo gli interessati, rischia di disperdere competenze costruite sul campo e di non valorizzare chi ha garantito per anni la continuità dell’assistenza.
Il tempo stringe
La scadenza indicata dalla normativa è fissata al 31 dicembre 2026, termine entro il quale sarà possibile usufruire delle procedure agevolate previste nell’ambito del PNRR. Da qui l’appello dei lavoratori affinché le istituzioni regionali e l’ASP trasformino rapidamente le aperture manifestate nelle sedi istituzionali in provvedimenti concreti.
Per centinaia di ausiliari sanitari non si tratta soltanto di una questione occupazionale. È la richiesta di vedere riconosciuti anni di lavoro svolto negli ospedali siciliani e di ottenere quella stabilità che, dopo quasi venticinque anni di servizio, considerano ormai un diritto.