ROMA (ITALPRESS) – Nuove aree del pianeta rischiano di diventare sempre più vulnerabili alla siccità, con pesanti conseguenze sulla produzione agricola globale. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato su Nature Communications dal Politecnico di Torino e dall’Università del Delaware, che ha analizzato la sensibilità alla scarsità d’acqua di 17 tra le principali colture alimentari del mondo, responsabili di circa tre quarti della produzione agricola globale. La ricerca evidenzia come la crescente specializzazione agricola abbia reso molti sistemi produttivi meno resilienti agli eventi climatici estremi. Secondo gli studiosi, le colture che dipendono esclusivamente dalle precipitazioni sono le più esposte alle perdite di raccolto durante i periodi di siccità, mentre quelle irrigate riescono a mantenere rese più stabili. Lo studio ha inoltre individuato diversi “hotspot” di vulnerabilità, tra cui alcune aree degli Stati Uniti, del Brasile, della Spagna e dell’India, dove il rischio di cali produttivi è particolarmente elevato. Ma arrivano anche indicazioni positive: combinando l’espansione sostenibile dell’irrigazione con la sostituzione di alcune colture più sensibili con specie più resistenti, sarebbe possibile ridurre di oltre il 60% le perdite agricole durante gli eventi estremi e aumentare le rese medie fino al 14%. Uno strumento che, secondo i ricercatori, potrà aiutare governi e istituzioni a pianificare interventi mirati per rafforzare la sicurezza alimentare e adattare l’agricoltura alle sfide del cambiamento climatico.
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